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Dopo il suo ritorno dalla sconfitta di Kedorlaomer e dei re che erano con lui, il re di Sodoma gli andò incontro nella valle di Shaveh, (che è la Valle del re).
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Allora Melchisedek, re di Salem, portò pane e vino. Egli era sacerdote del Dio Altissimo.
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E benedisse Abramo, dicendo: "Benedetto sia Abramo dal Dio Altissimo, padrone dei cieli e della terra!
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E benedetto sia il Dio Altissimo, che ti ha dato nelle mani i tuoi nemici!". E Abramo gli diede la decima di ogni cosa.
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Poi il re di Sodoma disse ad Abramo: "Dammi le persone, e prendi i beni per te".
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Ma Abramo rispose al re di Sodoma: "Ho alzato la mia mano all'Eterno, il Dio Altissimo, padrone dei cieli e della terra,
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che non avrei preso niente di ciò che ti appartiene, neppure un filo o un legaccio dei calzari, perché tu non abbia a dire: "Io ho arricchito Abramo".
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Non prenderò nulla per me ad eccezione di ciò che hanno mangiato i giovani e la parte che spetta agli uomini che sono venuti con me: Aner, Eshkol e Mamre; lascia che essi prendano la loro parte".
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Dopo queste cose, la parola dell'Eterno fu rivolta in visione ad Abramo, dicendo: "Non temere o Abramo, io sono il tuo scudo, e la tua ricompensa sarà grandissima".
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Ma Abramo disse: Signore, Eterno, che mi darai, perché sono senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco?".
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Poi Abramo soggiunse: "tu non mi hai dato alcuna discendenza; Ora ecco, uno nato in casa mia sarà mio erede".
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Allora la parola dell'Eterno gli fu rivolta, dicendo: Questi non sarà tuo erede; ma colui che uscirà dalle tue viscere sarà tuo erede".
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Poi lo condusse fuori e gli disse: "Mira il cielo e conta le stelle, se le puoi contare", quindi aggiunse: "Così sarà la tua discendenza".
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Ed egli credette all'Eterno, che glielo mise in conto di giustizia.
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Poi l'Eterno gli disse: "Io sono l'Eterno che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei, per darti questo paese in eredità".
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E Abramo chiese: "Signore, Eterno da che cosa posso io sapere che l'avrò in eredità?".
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Allora l'Eterno gli disse: "Portami una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione giovane".
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Allora Abramo gli portò tutti questi animali, li divise in due e pose ciascuna metà di fronte all'altra; ma non divise gli uccelli.
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Ora alcuni uccelli rapaci calarono sulle bestie morte ma Abramo li scacciò.
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Verso il tramontare del sole, un profondo sonno cadde su Abramo; ed ecco, uno spavento una oscurità profonda caddero su di lui.
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Allora l'Eterno disse ad Abramo: "Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.
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Ma io giudicherò la nazione di cui saranno stati servi; dopo questo, essi usciranno con grandi ricchezze.
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Quanto a te, te ne andrai in pace presso i tuoi padri, e sarai sepolto dopo una bella vecchiaia.
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Ma alla quarta generazione essi torneranno qui, perché l'iniquità degli Amorei non è ancora giunta al colmo".
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Ora come il sole si fu coricato e scesero le tenebre, ecco una fornace fumante ed una torcia di fuoco passare in mezzo agli animali divisi.
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In quel giorno l'Eterno fece un patto con Abramo dicendo: "Io do alla tua discendenza questo paese, dal torrente d'Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate:
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i Kenei i Kenizei, i Kadmonei,
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gli Hittei, i Perezei, i Refei,
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gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei".
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Ora Sarai, moglie di Abrahamo, non gli aveva dato alcun figlio. Ella aveva una serva egiziana di nome Agar.
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Così Sarai disse ad Abramo: "ecco, l'Eterno mi ha impedito di avere figli; deh, entra dalla mia serva; forse potrò avere figli da lei". E Abramo diede ascolto alla voce di Sarai.
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Sarai dunque, moglie di Abramo, dopo che Abramo aveva dimorato dieci anni nel paese di Canaan, prese la sua serva Agar, l'Egiziana, e la diede in moglie ad Abramo suo marito.
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Ed egli entrò da Agar, che rimase incinta; ma quando si accorse di essere incinta, guardò la sua padrona con disprezzo.
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Allora Sarai disse ad Abramo: "La responsabilità per l'offesa fattami ricada su di te. Sono stata io a darti nelle braccia la mia serva; ma da quando si è accorta di essere incinta mi guarda con disprezzo. L'Eterno sia giudice fra me e te".
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Abramo rispose a Sarai: "Ecco, la tua serva è in tuo potere; fa' di lei ciò che ti pare". Sarai allora la trattò duramente, ed ella fuggì dalla sua presenza.
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Ora l'Angelo dell'Eterno la trovò presso una sorgente d'acqua nel deserto, presso la sorgente sulla strada di Shur,
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e le disse: "Agar, serva di Sarai, da dove vieni e dove vai?". Ella rispose: "Me ne fuggo dalla presenza della mia padrona Sarai".
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Allora l'Angelo dell'Eterno le disse: "Torna dalla tua padrona, e sottomettiti alla sua autorità".
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